PoloFest, a Tokyo il primo festival vintage di Ralph Lauren

Ralph Lauren ha portato a Tokyo il primo PoloFest: mercato di capi vintage Polo, mostra d’archivio e fan vestiti dalla testa ai piedi con il marchio.

PoloFest, a Tokyo il primo festival vintage di Ralph Lauren

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Ralph Lauren ha organizzato a Tokyo, nel quartiere di Harajuku, il primo PoloFest: un evento dedicato al marchio Polo con un grande mercato di capi vintage, una mostra d’archivio e incontri con voci della moda, della musica e dello sport. Alla serata inaugurale c’erano André 3000, Janelle Monáe, Conan Gray e Tyson Beckford. Secondo Vogue, in tre giorni sono passati 10.000 visitatori e i 5.000 capi vintage in vendita sono andati esauriti. Marie Claire precisa che è solo la prima di una serie di tappe globali.[1][2][3]

In breve

  • Il PoloFest ha riunito a Tokyo mercato vintage, mostra d’archivio e ospiti noti.
  • Perché proprio Tokyo: il legame del marchio con il Giappone è iniziato nel 1976.
  • Gli artigiani giapponesi hanno restaurato e personalizzato capi Polo, anche in vendita.
  • I numeri variano da fonte a fonte, e il festival proseguirà in altre città.

Che cosa è stato il PoloFest di Tokyo?

Cominciamo da ciò che i visitatori hanno trovato entrando. Il PoloFest è stato pensato come una festa per gli appassionati di Ralph Lauren, allestita in un enorme spazio espositivo nel cuore di Tokyo. Il pezzo forte, come racconta GQ Italia, è stato il mercato vintage con migliaia di rarità firmate dal designer, accanto a una mostra immersiva sui 50 anni del marchio in Giappone. Non sono mancati incontri con protagonisti storici di Polo, tra cui Tyson Beckford e Thirstin Howl the 3rd, fondatore del movimento Lo Life.[1]

Il percorso, però, non si fermava ai banchi di vendita. Secondo Marie Claire, la mostra d’archivio era divisa in quattro temi: English Tweed, Polo Country, Polo Sport e Outdoorsman. Vogue descrive anche un tunnel con vecchie registrazioni in cui Ralph Lauren spiega la propria visione del design, e una sala di allestimenti storici che il marchio chiama internamente «rig». Il tutto in un ambiente di legni scuri, blu e verdi profondi e tappeti sovrapposti, come racconta Marie Claire.[2][3]

Perché Ralph Lauren ha scelto Tokyo per il debutto?

La scelta della città ha radici lontane. Il rapporto tra il marchio e il Giappone è antico: secondo Marie Claire, nel 1976 Polo Ralph Lauren arrivò nel paese con i grandi magazzini Seibu, a Ikebukuro, e con una sfilata al Tokyo Prince Hotel che mostrava il mix di tweed inglese e scarponcini da trekking. A conti fatti, dal 1976 al 2026 passano 50 anni, la stessa cifra che GQ Italia indica per la mostra sulla storia del designer in Giappone.[1][3]

Una seconda tappa di questa storia risale a vent’anni fa. Vogue riporta che nel marzo 2006 Ralph Lauren e il figlio David, a Tokyo per il negozio di Omotesando, furono avvicinati da un fan con un raccoglitore dedicato alla sua collezione. Il collezionista li portò in un hangar pieno di capi vintage, e David Lauren ha spiegato che i due si resero conto di essersi imbattuti in una sottocultura molto intensa. Marie Claire aggiunge che quei collezionisti già commerciavano con Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Stati Uniti.[2][3]

Chi ha venduto, chi ha restaurato e chi ha sfilato tra i banchi?

Dietro ogni banco, a sentire le cronache, c’era una storia personale. Il mercato ha riunito rivenditori specializzati da tutto il mondo, tra cui, secondo Marie Claire, l’italiana Tartan Vintage di Firenze, guidata da Cosimo Ciampolini e Valentina Fiaschi. Laird Mackintosh di Thoroughbred NY indossava una giacca di tweed Ralph Lauren degli anni Settanta, mentre Tatsuro Sugihara di Row, a Osaka, ha puntato sulle grafiche anni Novanta di Polo Sport e Double RL. Vogue segnala che ogni capo aveva una nuova etichetta in giapponese che lo identificava come vintage.[2][3]

Accanto alla vendita ha avuto spazio anche la riparazione creativa. Vogue racconta che Yui Narita, di Brown Tabby Works a Osaka, ha arricchito un maglione Aran con toppe di denim vintage, mentre Mitsugu Sasaki ha applicato toppe indaco a un windbreaker blu navy con un nuovo ricamo del Polo Pony rosso. Le Sashiko Gals hanno reinterpretato il Polo Bear con denim indaco e chambray. Per Marie Claire la sezione «Better With Age» ha mostrato questi capi rammendati, e Narita ha realizzato 38 capi upcycled in sei mesi.[2][3]

Quanti erano i visitatori e che cosa succede dopo?

Sui numeri, le testate non danno tutte le stesse cifre. Per Vogue i rivenditori erano 17, i capi in vendita 5.000 e i visitatori 10.000 in tre giorni, con un sold out ogni giornata. Secondo GQ Italia i collezionisti erano 18 e l’evento è durato quattro giorni; per Marie Claire erano 20, con oltre 10.000 iscritti tramite la community LINE del marchio e ingresso gratuito. Il festival ha anche anticipato, sempre per Marie Claire, i 60 anni del marchio che cadono nel 2027.[1][2][3]

Resta da guardare dove porterà il progetto. Marie Claire riporta le parole di David Lauren: «Non si tratta di una camicia o di un abito, si tratta di comunità». Il PoloFest è infatti il primo di una serie di eventi globali, e i contenuti saranno adattati alle singole città.[3]

In sintesi

Mettendo insieme i pezzi, il quadro è questo. A Tokyo Ralph Lauren ha trasformato la passione dei collezionisti in un festival: mercato vintage, mostra d’archivio e riparazioni artigianali giapponesi, davanti a una folla vestita Polo. Per Vogue sono stati 10.000 i visitatori in tre giorni e 5.000 i capi esauriti; Marie Claire ricorda i 50 anni del marchio in Giappone, dal 1976, e i 60 anni che arrivano nel 2027. Il prossimo passo dichiarato è una serie di eventi globali, con contenuti adattati a ogni città.[2][3]

Fonti

  1. GQ Italia: I 76 look più Ralph Lauren di sempre visti al PoloFest di Tokyo
  2. Vogue: Benvenuti al primo PoloFest di Ralph Lauren, il vintage market che ha riunito a Tokyo 10mila fan del brand
  3. Marie Claire: A Tokyo l'America Vintage di Ralph Lauren

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