Un film intitolato Couture, girato dentro la settimana della moda parigina, lascia immaginare abiti, passerelle e backstage. Ce ne sono, ma non sono il punto. La pellicola diretta dalla francese Alice Winocour, portata in Italia da PLAION Pictures, è nelle sale dal 26 agosto 2026, con Angelina Jolie davanti alla macchina da presa e anche tra i produttori.
Perché parlarne su un sito di moda e non solo nelle pagine di cinema? Perché l’aggancio con le sfilate qui è concreto, non decorativo: accanto a Jolie recita una top model in attività, notata dalla regista mentre camminava su una passerella Chanel, e alcune scene si girano in un atelier che chi segue le maison riconosce senza bisogno di didascalie. Chi guarda le collezioni da anni, insomma, in questo film vede qualche strato in più.
La storia: una regista americana, una sfilata e una diagnosi
Il punto di partenza è un incarico che nel mondo reale esiste davvero: una maison storica decide di affiancare al proprio fashion show un cortometraggio, e ne affida la regia a Maxine, americana abituata al cinema di genere e all’horror. Jolie la interpreta appena atterrata a Parigi, alle prese con un linguaggio visivo che non è il suo.
Poi arriva l’altra metà del film. Prima della partenza Maxine aveva fatto degli esami; a Parigi un medico le comunica che ha un tumore al seno e che l’intervento non può aspettare. Fermarsi però significherebbe abbandonare un progetto a cui tiene, e da cui dipende anche il suo equilibrio economico: è divorziata e ha una figlia. Il resto della storia sta in questo scarto tra un set che va avanti e una vita che chiede di essere rimessa in ordine.
Il ruolo tocca da vicino chi lo interpreta. Nel 2013, dopo un test che l’aveva rivelata portatrice di una mutazione del gene Brca1, l’attrice ha scelto di farsi rimuovere entrambi i seni a titolo preventivo. Quella mutazione, secondo quanto riportato da Fashion Times le attribuiva l’87% di probabilità di ammalarsi di tumore al seno; Amica ricorda che all’intervento è seguita anche l’asportazione bilaterale delle ovaie. L’attrice ha scelto negli anni di raccontarlo pubblicamente per spingere le donne a informarsi sulla prevenzione, e ha spiegato di aver accettato Maxine perché il film guarda a come la vita prosegue più che alla malattia in sé.
Tre donne, tre gradini della stessa filiera
La scelta più interessante, per chi la moda la osserva da dentro, è che le tre protagoniste occupano tre posizioni diverse della stessa catena produttiva. Il ritratto lo costruisce soprattutto Fashion Times, che al film dedica una lettura per personaggi.
In cima c’è Maxine, la firma esterna chiamata dalla maison. Al centro Ada, la modella su cui il marchio scommette: appena arrivata a Parigi finisce in un vortice di prove, appuntamenti e servizi fotografici, deve imparare a camminare sui tacchi alti e divide un appartamento affollato con altre ragazze, che le raccontano come funziona l’ambiente. Ada nasconde una cosa: dice che la famiglia la sostiene, ma di quella partenza suo padre non è stato informato: lo sanno soltanto la madre e il fratello. Fa la modella anche per mandare soldi ai parenti rimasti in Africa, e solo con il tempo capisce che quel mestiere lo vuole pure per sé.
In fondo alla catena, e quasi invisibile, c’è Angèle, la truccatrice interpretata da Ella Rumpf: francese nel film, esperta, sempre convocata all’ultimo momento. Il dettaglio che il film mette a fuoco è economico. La riuscita di una sfilata dipende anche dal trucco, eppure chi lo fa contratta compensi che con quelli delle modelle non hanno alcun rapporto. Angèle scrive, prende appunti nelle pause e sogna di pubblicare un libro, scoprendo che pure l’editoria è piena di gente pronta ad approfittarsi dei desideri altrui. È il suo sguardo empatico a fare da ponte con le altre due.
Anyier Anei, la modella che qui recita per la prima volta
Ada è interpretata da Anyier Anei, e questa è la ragione più solida per cui Couture riguarda davvero il settore. Anei non è un’attrice che imita una modella: è una top model sudsudanese che ha esordito in passerella con Versace nel 2021 e che da lì è arrivata anche alle sfilate di Saint Laurent, Givenchy, Gucci e Dolce&Gabbana. Winocour, racconta Amica, l’ha individuata durante una sfilata Chanel.
La sua biografia si sovrappone in parte a quella del personaggio: bambina, è fuggita con la famiglia dal conflitto in Sud Sudan trovando rifugio in Australia, e da adulta ha trasformato quell’esperienza in un impegno pubblico per i rifugiati, per l’inclusione e per una rappresentazione meno addomesticata della diversità nell’industria della moda. Couture è la sua prima prova da attrice. Accanto a lei e a Jolie compaiono Louis Garrel, che interpreta il collaboratore più stretto di Maxine, e Vincent Lindon nei panni del medico.
Quel marchio che nel film non viene mai nominato
C’è un gioco a indovinare che percorre tutta la pellicola: quale sia la maison che commissiona il cortometraggio. Nel film non se ne pronuncia mai il nome, ma un ambiente lo tradisce, cioè l’atelier attraversato da una scalinata rivestita di specchi in cui si girano diverse scene.
Vale la pena notare che le due testate italiane che hanno raccontato il film per prime non trattano quell’indizio allo stesso modo. Amica lo lascia al condizionale, limitandosi a osservare che la scalinata di specchi non lascia molti margini di dubbio. Fashion Times è più netto e parla apertamente di una scena in cui la protagonista entra da Chanel, pur precisando che il marchio non viene esplicitato. Nessuna delle due, va detto, riporta una conferma della maison o della produzione.
Resta una coincidenza che nessuno dei due articoli mette in fila, e che vale più di un dettaglio: se la lettura è corretta, la casa che nel film resta senza nome è la stessa sulla cui passerella la regista ha trovato la sua giovane protagonista. La moda, in Couture, entra soprattutto dalla porta del casting.
Dove il film è già passato prima di arrivare in sala
Chi segue i festival lo ha incrociato più volte prima dell’uscita italiana: il percorso è cominciato alla cinquantesima edizione del Toronto Film Festival, è proseguito in Spagna, al settantatreesimo festival di San Sebastián, e si è chiuso alla ventesima Festa del Cinema di Roma. Proprio da quest’ultima tappa, ricorda Amica, è passato quasi un anno prima che la pellicola arrivasse nelle sale.
Un’ultima annotazione di calendario, utile per non fare confusione. Il film si intitola come il mestiere e si svolge durante la settimana della moda, ma la sua uscita non coincide con le sfilate parigine vere, che rispetto a fine agosto partono diverse settimane dopo. Chi lo vede adesso guarda una Paris Fashion Week ricostruita, non quella in corso.
Dietro la macchina da presa, del resto, non c’è una regista prestata al lusso. Winocour ha lasciato gli studi di giurisprudenza per il cinema e ha firmato Augustine nel 2012, Maryland nel 2015, Proxima nel 2019 e Riabbracciare Parigi nel 2022; dal 2018 fa parte del Collectif 50/50, l’associazione nata per promuovere la parità tra donne e uomini e la diversità nel cinema e in televisione. E la coerenza si vede: come si diceva all’inizio, il titolo promette abiti, ma il film si occupa di chi quegli abiti li rende possibili.







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