Nel giro della stessa estate Louis Vuitton ha messo in vetrina due cose che a prima vista non si parlano: una collezione leggera di capi e accessori per la bella stagione, e un baule su misura costruito per accompagnare la coppa della FIFA World Cup 2026. Il punto di contatto lo dichiara la Maison stessa, e si chiama Art of Travel: l’arte del viaggio, cioè l’idea, nata con i primi bauli del 1854, che il contenitore possa contare quanto la cosa che contiene.
Detto in modo meno solenne: nella capsule estiva quell’idea diventa un guardaroba pensato per stare in valigia, mentre nel progetto sportivo diventa la valigia stessa, costruita attorno a un oggetto solo. C’è poi un dettaglio che nessuno dei due annunci mette in fila, ma che salta all’occhio se li si legge uno dopo l’altro: entrambi finiscono dentro un baule con gli scomparti per gli orologi. Quello estivo li nasconde sotto un ponte di legno, quelli della serie sportiva li allineano a otto e a sedici per volta.
Rafia e trompe-l’oeil, l’estate che finge di essere intrecciata
Il materiale che ricorre di più è la rafia, la fibra vegetale con cui si fanno cappelli e borse da mare. Solo che quasi mai è rafia davvero: la Maison la evoca con il trompe-l’oeil, la tecnica che imita un materiale usandone un altro e inganna l’occhio a un metro di distanza. La gonna lunga della collezione, per dire, è una maglia all’uncinetto di nastro di cotone con cuciture invisibili, che cade morbida; lo stesso richiamo naturale torna nel tweed di una giacca profilata di bianco.
Il resto della linea, così come lo racconta Fashion Times, resta in questo registro: minigonna a portafoglio con il logo ricamato, una t-shirt con una stampa floreale disegnata apposta, abiti in popeline (il cotone sottile e compatto delle camicie classiche) e gonne a trapezio in jersey bordate di bianco con il Monogram, il motivo di lettere e fiori che identifica il marchio. Tutto dentro il perimetro del prêt-à-porter: capi pronti da indossare, non alta moda cucita su misura.
Il denim con il fiore in miniatura e le righe da giorno di mare
Torna anche il denim ultraleggero della Maison, quello che pesa poco e non si comporta come un jeans invernale. Stavolta porta la stampa Flower Minigram, dove il fiore del Monogram viene rimpicciolito fino a diventare un puntino ripetuto. Lo si trova su un top con la balza, su bermuda dal bordo smerlato e su una giacca a vento con la zip: guarda caso, i tre pezzi che in valigia si piegano meglio.
Accanto corre la linea Baby Stripes, jersey a righe con taglio sportivo. Una t-shirt corta chiusa da bottoni effetto cristallo, mini shorts con la firma ricamata in argento, e come compagni una giacca in spugna blu navy oppure una polo bianca in jacquard Monogram, dove il disegno è tessuto dentro la stoffa invece che stampato sopra. A chiudere c’è il cappello a pescatore all’uncinetto con le righe nere, l’unico capo davvero da spiaggia dell’intera capsule.
I foulard che ti mettono al collo una mappa di Parigi
La parte più immediata della collezione sono i foulard di seta Promenade Parisienne: sopra ci sono disegnate le strade della capitale francese, su una seta reversibile che quindi non ha un rovescio da nascondere. Sui colori si va da due toni accesi, rosa e arancio mandarino, ad altri più quieti: sabbia, terracotta, e un blu navy pensato per stare vicino al denim.
Le misure sono due, 90 e 70 centimetri, e la differenza è pratica più che estetica. Il quadrato grande si annoda al collo o si incrocia sulla schiena, quello piccolo si intreccia fra i capelli; in spiaggia il primo diventa un top a fascia. È l’accessorio che spiega meglio la logica dell’insieme, perché un pezzo solo cambia funzione a seconda di come lo si apre.
Le borse della stagione: Capucines, Low Key Hobo e Nano Speedy
Sul fronte borse la stagione ruota attorno a pochi nomi. La Capucines Flowergram esce in tre pelli, Minty, Rose Fuchsia e Iris Lilac, con la catena che la contraddistingue. La Low Key Hobo, morbida e da portare a spalla, gioca su una tela rigata di giallo e di blu, un rimando esplicito ai teli da sdraio. La Nano Speedy, che arriva dalla capsule LV Crafty, è in tela Monogram Dune e porta appeso un charm costruito a intarsio di pelle. In mezzo c’è la Side Trunk, che tiene insieme un patchwork di pelle martellata e la solita tela Monogram.
La linea Capucines è anche quella su cui il lavoro a mano si spinge più in là: la versione Barcelona City Tour è ricamata e dipinta a mano e rimanda ai mosaici del Parc Güell, mentre la Capucines Wild Roses è coperta di fiori in tulle con glitter e paillettes. Sono i pezzi che in valigia non ci finiscono mai, e servono a ricordare che la stessa Maison porta avanti due mestieri diversi. Chi la segue li aveva visti convivere anche nella sfilata Cruise 2027 fra Parigi e New York.
La capsule si chiude su un oggetto che non è un capo di abbigliamento: il Louis Boat Trunk, pezzo da collezione in tela, pelle e legno, rifinito con un’ancora LV color argento. L’ancora non è un ornamento, è la maniglia del meccanismo: tirandola si solleva il ponte e compaiono gli scomparti dove riporre orologi, anelli e piccoli accessori preziosi. Il baule celebra l’anniversario di “The Louis”, l’architettura a forma di transatlantico che a Shanghai tiene insieme uno spazio per le mostre, una caffetteria e un negozio.
Ed è qui che il cerchio si chiude con l’altra novità dell’estate: per la FIFA World Cup 2026 la Maison ha assunto il ruolo di Fornitore Ufficiale, oltre a quello di Licenziatario del Marchio, e ha costruito il Trophy Trunk destinato al trofeo, insieme a una serie limitata di tre bauli da collezione: due dei quali, per l’appunto, sono fatti per custodire orologi. La lavorazione, l’atelier in cui nasce e la storia della collaborazione stanno nel pezzo dedicato al baule del trofeo dei Mondiali 2026.
Messi uno accanto all’altro, i due annunci raccontano la stessa mossa fatta in due direzioni opposte. Da una parte un’idea da spiaggia, le righe del telo da sdraio, che entra nel lusso sotto forma di borsa; dall’altra un trofeo sportivo che nel lusso ci entra facendosi costruire attorno un baule da viaggio. In mezzo resta la formula del 1854 sull’arte del viaggio, che a distanza di quasi due secoli continua a reggere il peso di cose molto diverse fra loro.







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